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Sarà uno spettacolo, l’incontro di un mondo piccolo con un grande uomo? Per alcuni forse, non per me. Desidero guardare il Papa e, per quanto possibile ad uno fra tanti di una moltitudine, desidero essere guardato da lui. Solo guardarlo ed essere guardato. Non scoprirlo perché già lo conosco nei pensieri e nel cuore. Forse nemmeno ascoltarlo perché tante volte ne ho ascoltato l’anima, di una verità e di una pace incomparabili. Sembrerà strano, ma non desidero nemmeno venerarlo od ossequiarlo: nessuna manifestazione esteriore sarebbe all’altezza, nemmeno baciargli la mano.
Guardandolo ed essendone guardato so che incontro lo sguardo che ha fissato il volto del Signore Gesù, lo sguardo di Pietro. Joseph è diventato Benedetto perché anche a lui Cristo ha chiesto: “Mi ami tu più di costoro?” Le parole sia di Simone che di Joseph ‘tu sai che ti amo’ ci sono note ma non ridimensionano la domanda. Nel loro sguardo vi era quel ‘più di costoro’ che il Signore aveva richiesto e sempre chiede perché il Primato abbia fondamento nel vertice dell’unica realtà indefettibile per virtù propria. Quel Primato qualificato come un ‘presiedere alla carità’ nella sua definizione più antica.
Ma veramente, Papa Benedetto, tu ami Cristo più di tutti noi? Sappiamo che ti è stato chiesto ma anche che ti è stato donato, con uno sguardo, quanto ti si chiedeva, questo amore unico e superiore a qualsiasi altro. Così sei stato fatto nostro Padre: è questo tuo amore per il Signore che ci nutre e ci pasce. Padre Santo quindi, in cui difetti e limiti umani vanno a fatica scovati da chi se la sente e certo non fanno velo anzi, come in Pietro, fanno vela all’amore.
Vederti e ancor più sentirci guardati da te sarà ricevere un riflesso dello sguardo con cui Cristo ti ha guardato, lo stesso con cui tu ci guarderai.
mons. Giancarlo Atzei
1994
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